Leggenda della Madonna del Tindari e la nascita dei Laghetti di Marinello

Una striscia di sabbia, in mezzo al mare che racchiude miracoli e leggende.

Come già accennato, i laghetti di Marinello si trovano ai piedi del promontorio dove sorge il Santuario della Madonna Nera. E’ una vasta area di sabbia con dei laghetti d’acqua salmastra, che si modificano in continuazione per effetto delle maree che aggiungono o spostano la sabbia.
Naturalmente ad un fenomeno così strano sono legate leggende che li mettono in rapporto con la  Madonna del Tindari che dall’alto domina la zona.

Si narra che una siciliana con il suo bambino venne ad adorare la Madonna nera del Tindari, trovata casualmente da pescatori del posto. Alla vista della Madonna nera rimase alquanto delusa, sebbene la statua della Madonna di Tindari sia ornata dalla frase: nigra sum sed formosa, «sono nera nia bella»

Spontaneamente la contadina esclamò:
"Hàju vinutu di luntana via

ppi vidiri a una cchiù brutta di mia! "

Pronunciare quelle parole e girarsi attorno senza più vedere suo figlio fu tutt'uno. Disperata s'accorse che il bambino si dibatteva tra le onde del mare dinnanzi. Stravolta corse verso le onde per afferrarlo. E più correva e più le onde si ritiravano lasciando la spiaggia, finchè la povera donna non potè che afferrare il figlio e tornare facilmente sulla terraferma. A prova del miracolo della leggenda si possono vedere proprio i laghetti di Marinello.

Un'altra leggenda lega i laghetti a Papa Eusebio, eletto il 18 aprile del 310, che esiliato da Massenzio, venne a morire a Marinello appena il 17 agosto dello stesso anno.

Un’altra leggenda narra, invece, del costone del promontorio a strapiombo su di essi. Qui esiste una grotta, che la tradizione vuole abitata da una terribile maga in tempi lontani. Come le sirene, al suo canto molti marinai venivano attirati a lei. E la maga li divorava. Quando qualcuno di essi, forse d’indole meno decisa, rinunciava ad inerpicarsi sul costone, per la rabbia, la feroce maga affondava le unghie nella roccia. Tant’è che, ancora oggi, sono visibili i buchi che si aprono cospicui nella roccia stessa.
 
 

1 commenti

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Questa leggenda mi è. Stata narrata da mio nonno quando ero bambina ed è stupenda come la mostra bellaadonnina | mercoledì 09 settembre 2015 12:00 Rispondi