Sepolcri o Giardini d'Adone

I sepolcri sui monti Nebrodi sono ornati con i "lavureddi". Oggi come allora un rito cristiano che affonda le sue radici nel paganesimo...

La Pasqua è una festa dalle origini antichissime e si collega ai rituali naturali e alla sacralità degli alberi con culti di matrice agreste basati sulla morte e rinascita dello spirito della Terra, madre di ogni vegetazione, rappresentato da tempo immemore con l’uccisione e la risurrezione della Divinità. Come molte altre tradizioni religiose cristiane, quella dei “Sepolcri” pare abbia origini pagane ed in particolare legate alla mitologia greca, con chiari riferimenti al culto di Adone, che simboleggia il risveglio della natura dopo l’inverno, in corrispondenza con l’equinozio di primavera (il 21 marzo) e che nel cristianesimo serve a determinare la Pasqua, che deve cadere nella prima domenica subito dopo la prima luna piena dopo l’equinozio.

Ricordiamo per esempio, la particolare tradizione dei Giardini di Adone,si venerava, quindi, la decadenza e la rinascita annuale della vita, cui era dedicato una sorta di giardino, un simbolo nato col principio della Magia Imitativa, cioè sul fatto che  il simile produce il simile, quindi realizzare ricchi  giardini fioriti era un modo per incoraggiare la crescita del raccolto.

Si scopre così il significato di un altro rituale  cristiano che affonda le radici nel paganesimo: i sepolcri realizzati, per Cristo il Venerdì Santo, con piante, spighe e fiori, sono giardini creati sulla tomba del dio morto nel ricordo delle festività e  dei rituali arborei.

 Come già detto sopra “sacro e profano” s’intrecciano nelle celebrazioni della Pasqua cristiana che  non si riferiscono solamente alla precedente tradizione cultuale ebraica, ma hanno delle radici anche nel mondo della Roma pagana e, in particolar modo, il riferimento è alle feste Adonie, durante le quali degli orticelli simbolici chiamati i "giardini di Adone", venivano portati in processione e con essi si voleva rappresentare la tristezza di Venere per la morte di Adone e, quindi, la successiva contentezza e allegrezza per il ritorno di Adone riuscito a sfuggire dalle mani di Proserpina e ritornato a Venere.

 I "giardini di Adone" sono presenti nei "Sepolcri", chiamati  così perché caratterizzano il Sepolcro in cui viene custodito il Santissimo Sacramento, per la comunione dopo la messa del Giovedì Santo e per l’azione liturgica dell’adorazione della Santa Croce del Venerdì Santo.. A partire dal Giovedì Santo, infatti, accanto ai simboli che rimandano all’Ultima Cena, fanno bella mostra di sé delle piantine esili e piuttosto fragili di un colore verde sbiadito che altro non sono che semi di grano o di cereali lasciati germogliare al buio, i “lavureddi , sono espliciti riferimenti a quella energia vitale del ciclo vegetativo la cui reviviscenza si celebra proprio nel periodo pasquale .
E’ consuetudine d’alcune famiglie devote, ancora oggi, di offrire un addobbo per il sepolcro della chiesa più vicina o prestabilita, e questa diventa la loro principale preoccupazione nei giorni della Quaresima.
Ad occuparsene principalmente sono le donne: esse hanno cura di preparare certi piatti particolari dove si metteranno in bella mostra la ceramica più gradevole e pregiata usata come contenitore.
Per allestire questi piatti le donne preparano il recipiente nel cui fondo distendono della stoppa o ovatta su cui si sparge del grano o legumi (in special modo delle lenticchie) o per lo meno dei semi di scagliola. Questi sono riposti al buio, avendo cura di tanto in tanto di spruzzarvi sopra dell’acqua. Una volta germogliati si presenteranno in forma di pallidi e fitti filamenti di diverso colore, dal verde al rossastro secondo il tipo di elemento utilizzato, e successivamente saranno ornati con nastri di seta colorata e fiori, vengono portati in chiesa, in particolare dai bambini.
 E’ uso fare il giro dei “sepolcri”  nelle chiese, ciò è considerato una, sia pur eccezionale, visita di lutto.

La tradizione impone il numero dei sepolcri da visitare: i fedeli dovranno recarsi in parrocchie differenti o nella stessa per più di tre volte e, comunque, per un numero di volte dispari.


Rosangela Coci